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Category: Oro LBMA

UCRAINA – Borse subito in calo, volano petrolio e ORO

UCRAINA – Borse subito in calo, volano petrolio e ORO

Brent sopra i 100 dollari. Il Bitcoin è in calo dell’8%

Immediata reazione dei mercati all’annuncio di Putin dell’ “operazione militare” in Ucraina.

Il Brent è volato a 100 dollari il barile un livello altissimo che raggiunge per la prima volta dal 2014.

Scatta anche una corsa ai beni rifugio, con l’oro che sale ai massimi dal gennaio 2021. Le quotazioni del metallo prezioso avanzano dell’1% a 1.928,80 dollari l’oncia.

Calano invece le borse. I mercati asiatici, gli unici aperti, virano in deciso calo: l’indice Hang Seng di Hong Kong segna un tonfo del 2,51%, a 23.065,5 punti. Ampliano le perdite anche Shanghai (-0,88%) e Shenzhen (-1,35%). Anche i future di wall street segnano un calo del 2%. Subito in decisa flessione anche il Bitcoin che crolla dell’8% e scende sotto i 35.000 dollari a quota 34.788. (ANSA).

FONTE:

ORO – Ancora in rialzo, resistenza a 1.875 – 1.880 dollari

Secondo Activtrades e Lombard Odier l’oro è forte nel breve periodo per la situazione geopolitica e l’inflazione, ma si prevede un ritracciamento dovuto all’aumento dei tassi. Lombard Odier riduce l’esposizione e punta sui metalli industriali di Andrea Baiocco 14/02/2022

L’oro, bene rifugio per eccellenza, è ancora tonico oggi, in rialzo dello 0,67% a 1.854,40 dollari l’oncia, come l’argento (+1,43% a 23,703 dollari), complici le tensioni geopolitiche in Ucraina. Dall’analisi effettuata da Activtrades, il metallo prezioso rimane non lontano dai massimi di metà ottobre a 1.857,40 dollari l’oncia raggiunti nella seduta precedente, date le continue tensioni geopolitiche e l’imminenza dell’invasione russa dell’Ucraina secondo le autorità occidentali.

Gli analisti di Activtrades notano, tuttavia, che i guadagni dell’oro sarebbero limitati dalla minaccia dell’inflazione e dal ritmo e le tempistiche della stretta monetaria della Fed: “gli investitori restano attenti alla possibilità che la Fed aumenti i tassi più rapidamente e con maggior frequenza di quanto previsto in precedenza. In tale contesto, il dollaro continua a guadagnare terreno sulle altre principali valute, limitando i guadagni dell’oro a causa della correlazione inversa tra i due asset”.

Dello stesso avviso gli esperti del broker Kinesis Money, che sottolineano che “non è stato una sorpresa vedere l’oro al suo massimo da tre mesi venerdì pomeriggio. Dopo le crescenti tensioni tra Russia e Ucraina i lingotti hanno superato bruscamente il livello di resistenza a 1.835 dollari l’oncia, accelerando a 1.860 dollari. Oggi si mantiene ancora saldamente sopra 1.850 dollari, mentre gli investitori cercano ancora maggior chiarezza sulla situazione in Ucraina”.

Per Lombard Odier i tassi reali più alti e il dollaro in rafforzamento saranno i principali driver del prezzo dell’oro quest’anno. “Nel breve termine l’alta inflazione e la prospettiva di un rialzo dei tassi negli Usa supporteranno l’oro. Tuttavia, ci aspettiamo che le pressioni che hanno portato l’inflazione ai picchi recenti diminuiscano nel corso di quest’anno, portando l’aumento del livello dei prezzi tra il 2,5% e il 3% negli Stati Uniti.”

Gli analisti di Lombard Odier si aspettano, quindi, “un oro volatile, che comincerà a scendere a 1.600 dollari all’oncia non appena l’impennata dei tassi della Fed si abbasserà. Di conseguenza i livelli attuali sembrano alti e rappresentano un’opportunità per ridurre la posizione sull’oro, persino nel nostro portafoglio sottopesato sul metallo prezioso. Piuttosto, per gestire al meglio il rischio di inflazione, manteniamo la nostra preferenza su ampi indici di materie prime, attraverso un’esposizione su un vasto paniere di metalli industriali come il rame, lo zinco, l’alluminio e il nickel”. (riproduzione riservata)

FONTE:

ORO – Ancora in rialzo, resistenza a 1.875 – 1.880 dollari
ORO – Conferma il break rialzista e si avvia verso nuovi massimi storici

ORO – Conferma il break rialzista e si avvia verso nuovi massimi storici

Anche se in affanno l’oro conferma il break rialzista e si avvia verso nuovi massimi storici

Nonostante la chiusura di venerdì 24 gennaio, anche se in affanno l’oro conferma il break rialzista e si avvia verso nuovi massimi storici.

Per le quotazioni del metallo prezioso sono state sufficiente due sedute, quelle di mercoledì e di giovedì, per garantire un forte spinta propulsiva. In particolare, la seduta di mercoledì ha visto un rialzo di circa il 2% come non se ne vedevano da mesi.

Alla base di questo rialzo ci sono le preoccupazioni che riguardano l’inflazione e le tensioni Russia-Ucraina. Inoltre anche la debolezza dei mercati azionari ha supportato il mercato del metallo come copertura contro l’acquisto di rischio.

Anche se in affanno l’oro conferma il break rialzista e si avvia verso nuovi massimi storici: le indicazioni dell’analisi grafica

L’oro (prezzo in tempo reale) ha chiuso la seduta del 21 gennaio in ribasso dello 0,59% rispetto alla seduta precedente a quota 1.816,5 dollari. La settimana, invece, si è chiusa con un rialzo dello 0,84%.

Time frame giornaliero

Settimana scorsa scrivevamo

Nel breve periodo la proiezione in corso rimane ancora rialzista, anche se sta trovando un fortissimo ostacolo in area 1.820/1.830 dollari. Da notare che questa area di prezzo già in passato aveva frenato l’ascesa dei prezzi dell’oro. Ragione per cui solo una chiusura superiore a questo livello aprirebbe le porte a una continuazione rialzista verso area 1,874 dollari, prima, e a seguire verso gli altri obiettivi indicati nel riquadro in rosso.

Per il rotto della cuffia l’area di resistenza è stata rotta e, successivamente, ha retto alle pressioni ribassiste. Ci sono, quindi, tutti i presupposti affinché si possa continuare al rialzo verso gli obiettivi indicati dalla linea tratteggiata. In particolare, la massima estensione rialzista si trova in area 2,110 euro (III obiettivo di prezzo).

I ribassisti, invece, riprenderebbero il controllo della tendenza in corso nel caso di una chiusura giornaliera inferiore a 1920/1930 dollari.

oro

Time frame settimanale

Sul fronte settimanale nulla è cambiato rispetto a quanto scrivevamo qualche settimana fa. Facciamo solo notare che per la settima settimana consecutiva le quotazioni hanno chiuso in area 1.830 dollari lasciando la porta aperta a tutti gli scenari.

Anche sul time frame settimanale le cose si potrebbero mettere molto male. Tuttavia, al momento lo scenario è ancora molto incerto. Tutto dipenderà da come chiuderà settimana prossima.

Una chiusura settimanale inferiore a 1.787,3 dollari farebbe sprofondare le quotazioni dell’oro verso area 1.638,2 dollari. In questo caso la massima estensione del ribasso si trova in area 1.150 dollari.

Qualora, invece, il supporto dovesse resistere, allora le quotazioni si dirigerebbero verso gli obiettivi indicati in figura dalla linea continua.

oro

FONTE:

ASSET ALLOCATION – I pro e i contro dell’Oro in portafoglio nei prossimi mesi

Come abbiamo più volte messo in evidenza, nel 2022 l’incertezza generale indotta dagli effetti delle misure economiche delle banche centrali e dei governi per contrastare l’inflazione e normalizzare la crescita economica, sarà più elevata rispetto a quella del 2021. E’ quindi prevedibile che ci aspetti un periodo di turbolenza finanziaria.

In questo scenario, l’oro è il bene finanziario su cui normalmente si punta per preservare la ricchezza e difendere il potere d’acquisto. La domanda è se l’oro possa ancora essere considerato un’assicurazione sul proprio patrimonio.

Quando parliamo di oro come bene di investimento, occorre distinguere tra oro fisico e cartaceo. L’oro fisico è quello negoziato sotto forma di lingotti e monete d’oro, che verranno valutati in base al loro peso e alla loro purezza. L’oro cartaceo è invece rappresentato da contratti cartacei relativi a strumenti finanziari legati al prezzo dell’oro (per esempio futures, ETF etc). Possedere oro fisico può avere degli svantaggi (costi di custodia e di deposito, spese di assicurazione etc) ma consente anche evidenti benefici. L’oro fisico è per esempio esente da IVA, oltre a essere accettato come valuta nella maggior parte dei paesi del mondo, ed è riconducibile a un proprietario specifico. Caratteristica, questa, che più di tutte le altre esprime la capacità dell’oro di proteggere la ricchezza. L’oro finanziario è invece più sensibile alle speculazioni e ha quindi un rischio intrinseco più elevato, nonostante abbia minori costi di gestione (prescinde infatti dalla consegna fisica del bene) e può essere facilmente scambiato sulle piattaforme di trading.

La distinzione potrebbe sembrare oziosa, ma in realtà in base alle norme di Basilea III e dell’EBA, è una discriminante fondamentale per considerare l’oro un asset rischioso o un bene rifugio. Di recente l’UE ha infatti approvato l’adozione del criterio Net Stable Funding Ratio – NSFR che impone alle banche che hanno in bilancio asset rischiosi di accantonare proporzionalmente riserve facilmente liquidabili e l’EBA considera l’oro cartaceo (a differenza di quello fisico) alla stregua di un asset ad alto rischio.

E’ quindi evidente che le regole incidono in modo determinante sulla capacità dell’oro cartaceo di continuare ad essere un “safe asset”, diversamente dall’oro fisico. E questo vale per qualsiasi investitore, istituzionale, professionale o retail.

Chiarito questo, quali vediamo sono le previsioni del trend dell’oro nei prossimi anni. Se il consensus relativo alle stime del PIL e dell’inflazione è corretto, i prezzi dell’oro potrebbero aver già toccato il minimo di periodo. Certo occorrerà fare i conti con l’ulteriore e possibile rialzo dei rendimenti obbligazionari, la cui mancata stabilizzazione potrebbe sottoporre il prezzo dell’oro a nuove pressioni. E’ difficile però ipotizzare come la crescita delle spese fiscali (che rappresentano una componente fondamentale del piano di ripresa economica) dovuta al maggior costo del debito, possa essere accettata in un contesto di forte aumento dello stock di debito stesso. L’aumento dei rendimenti obbligazionari potrebbe infatti stoppare la crescita del PIL con evidenti ricadute sull’occupazione (obiettivo della FED). Qualora il freno alla spesa pubblica diventasse una minaccia concreta e iniziasse ad avere effetti negativi sulla ripresa, la FED potrebbe optare per il controllo della curva dei rendimenti, mantenendo quelli reali sotto lo zero.

Questo scenario, che sembra al momento il più probabile, potrebbe essere molto favorevole per il prezzo dell’oro.

A cura di Antonio Tognoli, Head of Research di Integrae Sim

FONTE:

ASSET ALLOCATION – I pro e i contro dell’Oro in portafoglio nei prossimi mesi
I DUBBI DEI MERCATI – Non spaventano i metalli ‘preziosi – L’Oro può tornare al top del 2020

I DUBBI DEI MERCATI – Non spaventano i metalli ‘preziosi – L’Oro può tornare al top del 2020

Nonostante le incertezze che vive l’economia globale queste risorse sembrano rappresentare un’opportunità di investimento molto attraente secondo gli esperti di Ofi Asset Management. Occhio anche a platino e palladio

di Rossella Savojardo19/01/2022 14:55

Inflazione, politica monetaria e timori legati alla crisi della catena di approvvigionamento, sono solo alcuni dei dubbi che lasciano in bilico i mercati. Nonostante le incertezze però i metalli preziosi sembrano rappresentare un’opportunità di investimento molto attraente. Tutti i metalli hanno registrato una correzione quest’anno, soprattutto quelli per uso industriale come il platino e il palladio. Sostenuti dalla ripresa economica, questi due metalli hanno avuto un ottimo inizio d’anno, con il palladio che ha addirittura raggiunto un massimo storico in aprile di oltre 3.000 dollari l’oncia, mentre il platino ha guadagnato fino al 20% nella prima metà.

Altalentanti gli andamenti di oro e argento che nella prima metà dell’anno hanno sofferto del cambio di governo negli Stati Uniti e dei timori che ha generato sull’aumento dei tassi d’interesse. Mentre durante l’estate, i timori sulla ripresa dell’inflazione hanno pesato sul rendimento dei tassi d’interesse, spingendo nuovamente gli investitori verso i due metalli preziosi.

“Alla fine dell’anno, tuttavia, una volta che la Banca Centrale degli Stati Uniti ha chiarito i suoi obiettivi di restrizione monetaria, il prezzo del metallo giallo e dell’argento ha iniziato a rimbalzare”, spiega Benjamin Louvet, fund manager di Ofi Asset Management, “questo conferma la nostra analisi: se gli investitori hanno esitato a comprare metalli preziosi di fronte all’incertezza legata al cambiamento del tetto monetario, una volta fissato il tetto della Fed, l’attrazione per il metallo giallo dovrebbe tornare”.

In questo scenario complesso, dunque, gli analisti credono che l’aumento dei tassi sarà molto graduale e al di sotto dei livelli di inflazione, il che dovrebbe abbassare ulteriormente i tassi reali e permettere all’oro di tornare ai massimi stabiliti nel 2020. “Mentre ci troviamo ancora in un ambiente così incerto, l’attrattiva di diversificare in metalli preziosi è, a nostro avviso, più forte che mai”, conclude Louvet. (riproduzione riservata)

FONTE:

NUOVA FEBBRE DELL’ORO – Perché aumenta la domanda di questo metallo?

© Sputnik . Pavel Lisitsin

Dopo un’impennata record del valore dell’oro nel 2020 sulla scia della pandemia, questo metallo ha registrato un momento difficile quest’anno. Ma non solo la domanda di oro non è diminuita, è anzi aumentata sostanzialmente.
Le banche centrali del mondo hanno aumentato le riserve come non mai negli ultimi 31 anni. E anche i consumatori al dettaglio hanno acquistato attivamente oro fisico sotto forma di lingotti, monete e gioielli. Come si spiega questa domanda insolitamente elevata di oro?
Il 2021 è stato un anno difficile per l’oro, perché dopo il massimo storico del 2020 sopra i 2.000 dollari per oncia è crollato sotto i 1.700 dollari.
Quest’anno l’oro non se l’è passata bene: il dollaro si è rafforzato e i tassi di interesse sono aumentati. Di solito, in questo contesto, l’oro perde valore, come infatti è accaduto.
Tuttavia, è degno di nota il fatto che l’oro è stato sostenuto anche dai consumatori, che hanno continuato a comprarlo a buon ritmo. Questo ha mantenuto basso il prezzo del metallo prezioso. Ricordiamo che la domanda d’oro è aumentata nel 2020 a causa dell’emissione di banconote nell’UE e negli Stati Uniti, con l’obiettivo di aumentare gli aiuti alle economie nazionali. Questo ha generato sfiducia nelle principali valute, in particolare nel dollaro. In questo contesto l’anno scorso l’oro ha raggiunto un livello record di 2.067 dollari per oncia e si sono riusciti a generare buoni profitti dalla vendita di questo metallo. Sembrava che sarebbe arrivata una nuova epoca fiorente per l’oro.

Le banche centrali di tutto il mondo aumentano l’oro nelle loro riserve e riducono il dollaro

Tuttavia, dopo quel picco, il prezzo si è stabilizzato a 1.750-1.850 dollari per oncia. Ciò è dovuto al fatto che la vaccinazione, la ripresa dell’economia mondiale dopo la crisi pandemica e i generosi incentivi economici hanno incrementato l’attrattività dei beni tradizionali, sostengono gli esperti. Tuttavia, gli investitori hanno approfittato del calo delle quotazioni del metallo prezioso per aumentare le loro riserve.
Così, le banche centrali di tutto il mondo hanno aumentato le riserve d’oro a un livello record negli ultimi 31 anni, con una riserva accumulata complessiva di 36.000 tonnellate. Questi sono i dati riportati dal World Gold Council (WGC). Nel terzo trimestre, il più grande acquirente d’oro è stata la Reserve Bank of India, che ha aumentato il volume delle riserve d’oro nel Paese di 41 tonnellate, raggiungendo le 745 tonnellate. L’aumento di quest’anno della riserva d’oro dell’India sarà probabilmente il più grande dal 2009, sostengono gli esperti. Anche il Brasile (+9 tonnellate), l’Uzbekistan (+26 tonnellate), il Kazakistan (+7 tonnellate) e la Russia (+6 tonnellate) hanno incrementato le loro riserve d’oro nel terzo trimestre. “La domanda delle banche centrali per i 10 mesi del 2021 ha già superato la cifra dell’intero anno 2020”, sostengono gli esperti.
La caratteristica unica di quest’anno è che non solo i paesi in via di sviluppo stanno accumulando oro per eventuali momenti futuri difficili, ma sono anche i paesi sviluppati a farlo, cosa che non accadeva da molto tempo. Infatti, le banche centrali di due paesi sviluppati, Irlanda e Singapore, hanno acquistato oro.
“L’Irlanda ha acquistato una tonnellata a settembre e una a ottobre. L’acquisto di settembre è stato il primo dal 2008, quando la riserva d’oro era aumentata di mezza tonnellata. La Banca centrale di Singapore ha acquistato 26 tonnellate d’oro tra maggio e giugno. È stato il primo acquisto d’oro per le riserve del Paese dal 2000”, sostengono gli esperti.

Sotto l’albero tornano i gioielli: il comparto della gioielleria in crescita nel 2021

I consumatori al dettaglio non sono rimasti indietro rispetto alle banche centrali del mondo e hanno comprato anche loro una quantità record di lingotti e monete. La domanda globale di lingotti e monete ha raggiunto le 262 tonnellate nel terzo trimestre, con un aumento del 18% rispetto all’anno precedente. Un totale di 857 tonnellate di oro fisico da investimento è stato venduto alla fine del terzo trimestre: la transazione in oro più consistente dal 2013. Anche le vendite di monete d’oro da investimento sono state elevate quest’anno. Durante i primi tre trimestri del 2021, è stata raggiunta quota 223,7 tonnellate, con un aumento di 9 tonnellate su base annua.
La domanda di gioielli è aumentata nei principali paesi consumatori, India e Cina. I gioielli rappresentano circa il 40-50% della domanda globale d’oro.
“Nel 2021, la domanda aggregata di gioielli dell’India potrebbe superare le 400 tonnellate e quella della Cina le 500 tonnellate, il che sarebbe una buona notizia per il tasso di cambio dell’oro nel 2022. La cifra della domanda globale di gioielli sarà vicina ai livelli pre-pandemici entro la fine di quest’anno”, sostengono gli esperti.
I consumatori occidentali, seguendo l’esempio dell’Asia, stanno mostrando interesse verso l’oro fisico. In Europa, i tedeschi sono tradizionalmente i maggiori acquirenti di monete e lingotti in metalli preziosi, probabilmente perché serbano il ricordo dell’iperinflazione degli anni ’20.
Nella prima metà del 2021 i tedeschi hanno comprato un volume record di oro fisico, come non si vedeva almeno dal 2009. La domanda del metallo prezioso nel Paese è aumentata del 35% rispetto alla seconda metà del 2020, una cifra nettamente superiore a quella globale di più 20%. La ragione è il maggior tasso d’inflazione degli ultimi 10 anni, nonché l’abbandono delle restrizioni pandemiche.

Investire in oro non è sempre una buona idea: ecco perché

Inoltre, complici i tassi d’interesse nominali e reali negativi, aumenta l’attrattiva dell’oro. Anche consumatori di altri paesi occidentali hanno comprato attivamente oro. Grazie a questa elevata domanda d’oro, i prezzi si mantengono al livello attuale e non scendono.
Le Zecche di stato stanno cercando di soddisfare l’aumento della domanda, creando una vasta gamma di prodotti per tutti i gusti. Per esempio, la Zecca degli Stati Uniti ha venduto 126.000 once di monete d’oro American Eagle a novembre, il 48,2% in più rispetto all’anno precedente. Dall’inizio dell’anno, sono già state vendute 1,2 milioni di once di American Eagle, il 51,2% in più rispetto ai primi 11 mesi dell’anno scorso.
Anche la Russia ha emesso la sua prima moneta d’oro, il San Giorgio Vittorioso, del peso di un’oncia. Tale peso è molto importante, perché corrisponde all’oncia Troy, che è lo standard internazionale. Questo ha consentito di esportare monete d’oro russe, tra le altre cose, e non solo lingotti.
Da un punto di vista pratico, investire in gioielli non è redditizio. Dunque, comprare lingotti o monete è un investimento molto più sensato.
“L’oro è un modo conservativo di investire. Nella mente degli investitori è un rifugio sicuro, un bene che cresce quando tutto il resto cade. L’oro dovrebbe essere visto come una certa parte di un portafoglio conservativo, da rifornire indipendentemente dalle quotazioni. Una quota nel portafoglio del 10-15% sembra abbastanza sufficiente”, sostiene Grigory Sosnovsky, direttore regionale di BCS World Investments.

Russia, riserve in oro e valuta estera da record dopo l’erogazione di 17,5 miliardi $ dal Fmi

Tuttavia, il modo migliore e più efficiente per investire in oro è quello di acquistare un fondo (ETF) le cui quotazioni sono legate al valore dell’oro fisico. “I vantaggi sono il legame diretto con il prezzo dell’oro, la facilità di acquisto e di vendita, l’assenza di costi inutili e di rischi associati alla necessità di conservare l’oro. Quando compri dei lingotti, per esempio, devi pagare l’IVA che è al 20%. I lingotti devono essere conservati con cura, perché anche un piccolo graffio ne riduce significativamente il valore. Lo svantaggio dell’ETF è che non c’è il possesso fisico del metallo”, spiega Sosnovsky.
Un’altra opzione per investire in oro è un conto metalli non allocato. “Tra gli svantaggi c’è il fatto che questi conti non sono inclusi nel sistema di assicurazione dei depositi, il prezzo di acquisto e vendita dei metalli è abbastanza diverso, è una perdita diretta per il cliente e inoltre non c’è il possesso fisico dell’oro. Sul lato positivo c’è solo un’ampia disponibilità: ossia, si può comprare da un grammo d’oro”, spiega l’esperto.
La crescente domanda di oro fisico (lingotti, monete e gioielli) da parte della popolazione di tutto il mondo sta aumentando, a causa dell’aumento dei tassi di inflazione e dell’abbassamento del tasso di cambio dell’oro, insieme alla riduzione delle restrizioni pandemiche e al miglioramento del benessere della popolazione.
“Quindi, è in aumento la domanda di oro fisico da parte del grande pubblico, delle banche centrali e degli investitori. Questo mantiene a un livello sufficientemente elevato il tasso di cambio di questo metallo prezioso. In stagflazione l’oro finirà per attirare l’attenzione degli investitori istituzionali, dato che l’allentamento degli incentivi economici e l’elevata inflazione colpiranno duramente gli attivi finanziari tradizionali. L’oro si troverà ancora una volta sotto i riflettori dei grandi fondi d’investimento e delle banche. “L’atteso inasprimento della politica monetaria operato da parte della Fed, della Banca Centrale Europea e di altre istituzioni è già incluso per la maggior parte nella quotazione attuale del metallo prezioso, quindi il tasso non risentirà molto delle decisioni effettive che saranno adottate in questo settore per tutto il 2022”, sostengono gli esperti.

Prezzo dell’oro di nuovo in salita, toccato oggi il massimo da gennaio

“Il “momento della verità” per l’oro arriverà in un futuro molto prossimo. In uno scenario ottimista, la correzione delle quotazioni dell’oro finirà e il metallo raggiungerà ancora una volta un massimo storico, continuando a salire. L’obiettivo potenziale è 2.630-2.650 dollari per oncia nei prossimi due o tre anni. Ciò significa un aumento di circa il 50% dai livelli dell’inizio di dicembre dell’anno in corso intorno ai 1.775 dollari l’oncia. Questo scenario è considerato dagli analisti come quello più probabile. Lo scenario pessimistico presuppone un calo del prezzo a 1.600 dollari per oncia Troy. In questo caso la correzione sarà prolungata e, probabilmente, sarà ancora più profonda in seguito, gli esperti non lo escludono.
FONTE:
NUOVA FEBBRE DELL’ORO – Perché aumenta la domanda di questo metallo?
ALLARME INFLAZIONE – Le banche centrali la stanno addirittura gonfiando

ALLARME INFLAZIONE – Le banche centrali la stanno addirittura gonfiando

Il problema dell’inflazione è molto più grave di quanto appaia.

Non solo i numeri sono spaventosi con un’inflazione che negli Stati Uniti è ai massimi dal 1982, ma è soprattutto l’atteggiamento delle banche centrali ed essere diventato francamente pericoloso. Vediamo che cosa sta succedendo. L’inflazione è ai massimi in tutto il mondo. Lo vediamo ad esempio nel campo dell’energia con il gas che è aumentato di prezzo sui mercati internazionali di dieci volte in 12 mesi. Ma sono tantissime le materie prime ad essere aumentate di prezzo in modo vertiginoso. L’inflazione globale gravita attorno al 6%. Una cifra altissima. Teoricamente le banche centrali avrebbero il compito di tenere a freno l’inflazione, ma come vedremo in realtà la stanno soltanto facendo gonfiare. Qualche mese fa l’inflazione ha cominciato a manifestarsi e le banche centrali l’hanno negata. Per mesi la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea sono andate avanti negando che il fenomeno dell’inflazione fosse reale. Quando proprio non sono più riuscite a negare l’evidenza hanno detto che era transitoria. Tuttavia sempre più soggetti pubblici e privati le hanno letteralmente implorate di fare qualcosa per arginare questo terribile fenomeno che rischia letteralmente di distruggere l’economia.

Ma insomma, com’è possibile che l’inflazione sia al 6% e i tassi delle banche centrali siano a 0? È un assurdo che non si è mai visto. Vediamo concretamente che cosa stanno facendo la Fed e la BCE e perché è assai pericoloso. La BCE contro ogni logica ha giurato che avrebbe mantenuto i tassi a zero per tutto il 2022. Dunque in sostanza ha posto le basi perché l’inflazione possa letteralmente esplodere in Europa. Ma non basta: la Federal Reserve che invece almeno si è impegnata a fare qualcosa, in realtà ha fatto ancor peggio. Nelle due settimane precedenti al Natale ha pompato una cifra record nel sistema economico. Di conseguenza ha attivamente gonfiato l’inflazione mentre in modo assolutamente falso dichiarava di stare preparando una stretta economica per contenerla.

FONTE:

ORO – Tutto è pronto affinchè torni a risplendere sui mercati finanziari internazionali

Settimana scorsa si era conclusa con un colpo di reni dei tori e l’oro che presto sarebbe potuto ritornare in area 2.000 dollari. La settimana appena conclusasi ha visto la conferma di questo scenario. Quindi, tutto è pronto affinché l’oro torni a risplendere sui mercati finanziari internazionali.

D’altra parte le indicazioni macro che arrivano vanno nella direzione della ripresa dell’inflazione e, come spiegato settimana scorsa, in queste situazioni l’oro ha sempre avuto ottime performance che hanno dato molte soddisfazioni agli investitori.

Tutto è pronto affinché l’oro torni a risplendere sui mercati finanziari internazionali: le indicazioni dell’analisi grafica

L’oro (prezzo in tempo reale) ha chiuso la seduta del 23 dicembre in rialzo dello 0,53% rispetto alla seduta precedente a quota 1.804,9 dollari. La settimana, invece, si è chiusa con un rialzo dello 0,38%.

Time frame giornaliero

Dopo un inizio settimana in affanno, le ultime due sedute hanno messo a posto le cose rilanciando le speranze di chi punta sul rialzo dell’oro.

Come dicevamo settimana scorsa, il livello chiave passa per area 1.800 dollari. Questo livello, infatti, rappresenta il primo ostacolo lungo il percorso rialzista che porta al I obiettivo di prezzo in area 1.874 dollari e a seguire in area 1.995 dollari (II obiettivo di prezzo). La massima estensione del rialzo, poi, si trova in area 2.110 dollari (III obiettivo di prezzo).

Da questo punto di vista la prima parte della settimana non era stata molto incoraggiante con la rottura del livello indicato. Le ultime due sedute, invece, hanno visto il metallo prezioso in gran spolvero con un pronto recupero del livello chiave. A questo punto le quotazioni dovrebbero dirigersi verso gli obiettivi della proiezione rialzista (linea tratteggiata).

Fare, però, sempre molta attenzione alla tenuta del supporto in area 1.800 dollari.

oro

Time frame settimanale

Sul fronte settimanale nulla è cambiato rispetto a quanto scrivevamo qualche settimana fa. Facciamo solo notare che per la quarta settimana consecutiva le quotazioni hanno chiuso in area 1.787 dollari lasciando la porta aperta a tutti gli scenari.

Anche sul time frame settimanale le cose si potrebbero mettere molto male. Tuttavia, al momento lo scenario è ancora molto incerto. Tutto dipenderà da come chiuderà settimana prossima.

Una chiusura settimanale inferiore a 1.787,3 dollari farebbe sprofondare le quotazioni dell’oro verso area 1.638,2 dollari. In questo caso la massima estensione del ribasso si trova in area 1.150 dollari.

Qualora, invece, il supporto dovesse resistere, allora le quotazioni si dirigerebbero verso gli obiettivi indicati in figura dalla linea continua.

oro

FONTE:

ORO – Tutto è pronto affinchè torni a risplendere sui mercati finanziari internazionali
ORO CHE HAI IN CASA – Tra poco potrebbe valere molto di più

ORO CHE HAI IN CASA – Tra poco potrebbe valere molto di più

Tanti italiani hanno in casa piccoli e grandi oggetti d’oro. Ricordi dei nonni, fedi nuziali o soprammobili particolarmente pregiati.

Non a tutti piace l’oro come metallo, ma sicuramente tutti i possessori di oro saranno contenti di questa notizia. Nel 2022 il metallo giallo potrebbe aumentare di valore in maniera impressionante. Vediamo perché. Nel 2021 il valore dell’oro è sceso leggermente. Ma nel 2022 ci sono tutte le premesse perché si scateni una vera e propria corsa al metallo giallo. Al centro di tutto c’è l’inflazione. L’inflazione sta erodendo pesantemente il potere d’acquisto delle famiglie e nel 2022 sicuramente crescerà ancora di più. Dunque sempre più analisti sono convinti che il metallo giallo tornerà ad essere protagonista il prossimo anno. C’è una motivazione molto forte a sostegno di questa tesi. L’inflazione a livelli così alti non si presentava da decenni. Di conseguenza questo mette l’oro in una posizione tutta particolare: lo rende un bene di rifugio particolarmente appetibile. Ma non basta.

Le banche centrali che di solito dovrebbero combattere l’inflazione e tenerla bassa alzando i tassi, stanno facendo esattamente l’opposto. Stanno tenendo scandalosamente i tassi a zero. Anzi, a quanto emergerebbe stanno addirittura surrettiziamente pompando nuovo danaro nel sistema. Insomma questa inflazione non solo è la più forte da decenni, ma soprattutto non ha nemici che tentino di arginarla o di limitarla. Di conseguenza il ruolo strategico dell’oro non potrà che diventare sempre più importante. A tutto vantaggio di quegli italiani che hanno già investito nel metallo giallo o che hanno intenzione di farlo. Per investire in oro non c’è bisogno di possederlo direttamente. Un modo facile per farlo è quello di usare strumenti finanziari che replicano fedelmente il valore.

Ma il dato preoccupante in tutto ciò è la grande forza dell’inflazione

FONTE:

ORO – Quest’anno non ci ha protetti dall’inflazione, ma resta un asset prezioso

Quello che si accinge a concludersi è stato un anno negativo per l’oro, le cui quotazioni sono scese di circa il 6% rispetto ai livelli di fine 2020. Questa settimana, un’oncia si è attestata sotto 1.790 dollari, circa 110 in meno dei livelli di apertura a gennaio. Tuttavia, poiché il cambio euro-dollaro si è indebolito anch’esso, per un investitore dell’Eurozona il saldo sarebbe positivo, pur di poco: +1,8%. Infatti, a fronte di un calo delle quotazioni, il dollaro vale tra il 7,5% e l’8% in più contro l’euro.

Ad ogni modo, neppure il “super” dollaro è riuscito a compensare il calo dell’oro ai fini della tutela dall’inflazione. Essa è salita a ridosso del 5% nell’Eurozona, al 3,7% a novembre in Italia. Dunque, grosso modo l’oro avrebbe coperto appena metà della perdita del potere d’acquisto del capitale investito da parte di un risparmiatore italiano.

Oro e inflazione nell’ultimo mezzo secolo
In un certo senso, ci sentiamo “traditi” dal bene rifugio per eccellenza. Se neanche l’oro ci protegge dall’inflazione, chi altri? E’ bene non esasperare il ragionamento. L’asset rimane uno strenuo difensore del potere d’acquisto. Allargando l’orizzonte temporale del calcolo, scopriamo che negli ultimi 20 anni il prezzo dell’oro in euro è salito del 380%. Nello stesso periodo, l’inflazione cumulata in Italia è stata solamente del 33-34%. Questo implica un guadagno reale nell’ordine del 350% e pari al 7,8% medio all’anno.

Torniamo ancora più indietro, agli anni dell’inflazione a due cifre. Prendiamo come riferimento il periodo che va da fine 1981 ad oggi, 40 anni. L’oro ha messo a segno un rialzo in euro del 530%. Allo scopo, abbiamo convertito il cambio tra dollaro e lira italiana nella moneta unica.

L’inflazione è stata altissima in questa lunga fase, pari al 310%, ma nettamente inferiore all’aumento dei prezzi aurei. In termini reali, avremmo guadagnato il 3% all’anno.
Andiamo ancora più indietro, cioè fino al 1971. E’ stato l’anno in cui il mondo perse la sua stabilità monetaria con la fine di Bretton Woods e dopodiché seguì un periodo di alta inflazione scatenata da due crisi petrolifere nel 1973 e nel 1979. Un’oncia di oro esattamente 50 anni fa costava meno di 44 dollari. E un dollaro allora scambiava contro 595 lire. In sostanza, l’oro valeva circa 13,50 euro. Da allora si è apprezzato per 117 volte. In termini percentuali, fa +11.600%. L’inflazione italiana nel frattempo è stata del 1.615%. L’oro ci avrebbe offerto un rendimento reale medio annuo di quasi il 10%.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

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