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Category: Oro LBMA

ORO – Il suo valore oltre 3.000 dollari l’oncia non è una chimera

ORO – Il suo valore oltre 3.000 dollari l’oncia non è una chimera

L’oro oltre 3.000 dollari l’oncia non è una chimera

Nei prossimi 3 o 4 mesi per Quirighetti (Decalia) è probabile un calo contenuto del prezzo. Dal 2022 al 2023 sono previsti nuovi record in grado di restituire oltre i 2.000 dollari per oncia già dal prossimo anno. Dopo il 2024, se la Fed gioca a un gioco di elicottero-soldi per “creare” inflazione al fine di alleviare il peso del debito, il prezzo può superare 3.000 dollari

di Francesca Gerosa 13/11/2020 13:25 – Fonte MF Milano Finanza

I prezzi dell’oro salgono gradualmente a causa delle preoccupazioni sulla crescita globale. Oggi spuntano un +0,56% a 1.883,70 dollari l’oncia. Il metallo giallo beneficia dei timori legati ai nuovi lockdown e alle restrizioni per frenare l’ondata di Covid-19. Nonostante la recente debolezza dell’oro, gli esperti di Ubs hanno aumentato le loro previsioni relative al primo trimestre del prossimo anno di 50 dollari a 2.000 dollari l’oncia. Poi però si indebolirà nel secondo semestre.

“L’oro dovrebbe trovare supporto nel primo semestre, poiché le aspettative di crescita più forti, guidate dall’eventuale lancio di vaccini, e i prezzi del petrolio più elevati spingono verso l’alto le aspettative di inflazione”, hanno spiegato gli esperti di Ubs per i quali la domanda di oro, però, si indebolirà nel secondo semestre man mano che le Banche centrali diventeranno meno accomodanti e che le aspettative di crescita aumenteranno.

Ma nel lungo termine l’oro oltre 3.000 dollari l’oncia non è una chimera, anche perché i principi che il metallo prezioso segue sono diventati molto più complessi, “molto più complessi delle reazioni cutanee degli investitori. Da un punto di vista tecnico, il prezzo dell’oro, espresso in dollari, è determinato in primo luogo dall’evoluzione dei tassi di interesse reali. Si tratta dei tassi nominali a 10 anni offerti dal Tesoro statunitense, dai quali viene sottratta l’inflazione attesa negli Stati Uniti, come appare nei titoli protetti dall’inflazione del Tesoro”, ha sottolineato Fabrizio Quirighetti, direttore degli investimenti di Decalia.

Il rapporto tra il prezzo dell’oro e i tassi reali statunitensi è così ovvio perché le loro curve sono state perfettamente allineate negli ultimi 15 anni. Gli alti e bassi dell’oro corrispondono all’inizio e alla fine dei cicli di allentamento della Fed. “Più alti sono i tassi effettivi, meno attraente è l’oro come riserva di valore. La situazione attuale, con tassi decennali dello 0,8% negli Stati Uniti e un’inflazione media prevista di circa l’1,8% nei prossimi 10 anni, sta creando una repressione finanziaria che penalizza i risparmiatori. E più i tassi reali sono negativi, più alto è il prezzo dell’oro”, ha continuato Quirighetti, sostenendo che questo è il colpo di grazia.

“A breve, medio e lungo termine, le prospettive per l’oro sono quindi strettamente legate alle aspettative di inflazione e all’evoluzione dei tassi nominali. Questi, a loro volta, dipendono dalla crescita e dai percorsi di politica monetaria, oltre che da molti altri fattori, come i disavanzi pubblici o i tassi di cambio”, ha detto.

Quindi, nel breve termine, nei prossimi 3 o 4 mesi, “è più probabile che ci si aspetti un calo contenuto del prezzo dell’oro, con tassi di interesse che aumentano più rapidamente delle aspettative di inflazione. Questo è lo scenario che prevale all’indomani delle elezioni negli Stati Uniti. I massicci investimenti in infrastrutture promessi da Biden non solo aumenteranno le aspettative di inflazione, ma anche le prospettive di crescita e quindi, in ultima analisi, un aumento dei tassi reali”, ha previsto il direttore degli investimenti di Decalia.

A medio termine, tuttavia, da qui al 2022 al 2023, “possiamo aspettarci nuovi record per l’oro, in grado di restituire oltre i 2.000 dollari per oncia già dal prossimo anno. Per la Fed manterrà una politica monetaria molto accomodante, forse anche utilizzando il controllo della curva dei rendimenti per tenere sotto controllo i tassi a lungo termine in particolare, nonostante la ripresa della crescita nominale. Come nel 2009 e nel 2013, la reflazione spingerà i tassi reali verso il basso, mentre i tassi nominali saranno limitati”.

Infine, “a lungo termine, dopo il 2024, tutto può essere previsto. Primo scenario: l’oro scende sotto i 2.000 dollari per oncia in uno scenario deflazionistico giapponese in cui l’economia statunitense non riuscirà a raggiungere una velocità di uscita sufficiente per uscire dalla trappola del debito. Scenario opposto, un po’ estremo: la Fed gioca a un gioco di elicottero-soldi per “creare” inflazione al fine di alleviare il peso del debito. Il prezzo dell’oro potrebbe, quindi, superare tranquillamente i 3.000 dollari per oncia”, ha indicato ancora Quirighetti. In questo contesto, gli investitori basati su dollari o sterline inglesi potrebbero dover assegnare all’oro una quota maggiore rispetto agli investitori basati sul franco svizzero o sull’euro. “In altre parole, senza voler offendere nessuno, al momento il franco svizzero potrebbe quasi essere visto come oro per i poveri”, ha concluso Quirighetti. (riproduzione riservata)

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AMBITO SUCCESSORIO – Clausola di Mero Gradimento

In ambito successorio, la clausola di “Mero gradimento” consente ai soci superstiti di preservare la compagine societaria, custodendo la quota del socio deceduto e rifiutando l’ingresso dei successori. Ma le conseguenze per gli eredi sono davvero indifferenti?

L’articolo 2469 del codice civile sancisce per la Srl il principio di libera trasferibilità delle quote societarie stabilendo che “le partecipazioni sono liberamente trasferibili per atto tra vivi e per successione a causa di morte, salvo contraria disposizione dell’atto costitutivo”. L’autonomia statutaria può derogare tale principio introducendo limiti al trasferimento della partecipazione che possono condizionare la modifica della compagine sociale.

È infatti abituale trovare all’interno dello statuto di una Srl, la cui connotazione personalistica è più significativa rispetto alla Spa, una clausola di mero gradimento che incide sulle vicende circolatorie della partecipazione, in modo del tutto discrezionale.

Nel caso particolare di trasferimento della partecipazione mortis causa, gli scenari che si prospettano in capo ai soci superstiti risultano essere sostanzialmente i seguenti:

  • da un lato, la continuazione della società con gli eredi del socio defunto
  • dall’altro lato, il rifiuto di accettare il subentro degli eredi, liquidando così la quota a loro favore, mantenendo inalterata la compagine e preservando altresì il patrimonio sociale da ingressi indesiderati.

Il rimborso della partecipazione sarà effettuato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale, al momento della decisione di non gradimento da parte dei soci superstiti.
In tale ultima ipotesi, la liquidazione agli eredi potrebbe comportare l’esborso di una somma rilevante per la società, con conseguente sottrazione di parte del patrimonio al perseguimento dell’oggetto sociale, tenuto conto che il dovere di liquidare la quota del socio defunto è in capo alla società e non già agli altri soci.

Ma quali conseguenze possono presentarsi per gli eredi nel caso in cui venga negata la prosecuzione in qualità di soci?

Il comma 4-ter dell’art. 3 D.Lgs. 346/1990 (Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni), infatti, stabilisce l’esenzione dall’imposta sulle successioni per i trasferimenti mortis causa di quote sociali mediante i quali è acquisito o integrato il controllo ai sensi dell’art. 2359 del codice civile, a condizione che sia mantenuto il controllo societario per un periodo non inferiore a 5 anni dalla data del trasferimento. Diversamente, per i trasferimenti in linea retta, si applica l’aliquota del 4% oltre la franchigia di un milione.

Nella fattispecie esaminata, invece, in cui i soci superstiti rifiutino ai successori l’ingresso nella società, non verificandosi alcun trasferimento della quota societaria, gli eredi, di fatto, non acquisiscono mai la partecipazione e, pertanto, non possono integrare il presupposto sopra enunciato ai fini dell’eventuale esenzione da imposta di successione.

In un caso simile, è stato chiarito dall’Agenzia delle entrate mediante la risposta n. 69 del 20 febbraio 2020 a una istanza di interpello che la somma liquidata per effetto dell’esercizio della clausola di gradimento da parte dei soci superstiti sia qualificabile quale dividendo ai sensi dell’art. 47, comma 7, del Tuir e, in caso di percettori persone fisiche appunto, sia soggetta a imposizione mediante l’applicazione della ritenuta a titolo di imposta del 26%. Trattandosi di dividendo, a tale reddito sono applicabili le relative disposizioni contenute nelle convenzioni contro la doppia imposizione che generalmente prevedono l’applicazione di una ritenuta con aliquota inferiore rispetto a quella interna.

AMBITO SUCCESSORIO – Clausola di Mero Gradimento
ORO – Con la vittoria di Biden e l’annuncio di Pfizer continuerà a splendere

ORO – Con la vittoria di Biden e l’annuncio di Pfizer continuerà a splendere

ORO – Perché con la vittoria di Biden e l’annuncio di Pfizer continuerà a splendere

Lunedì 9 il metallo giallo è scivolato 1850 dollari ma poi è risalito. La complessità del momento suggerisce ancora protezione con questa asset class

di Lucilla Incorvati

La corsa dell’oro non si ferma. Anzi, secondo gli esperti con la vittoria di Biden l’oro, trainato dal nuovo ciclo globale di misure espansive, avrà spazio per salire. Il metallo prezioso è scambiato a 1.887,73 dollari l’oncia ma con il rally delle Borse ad inizio settimana è scivolato.

A differenza del dollaro americano che ha continuato il suo declino, a chiusura di elezioni americane l’oro aveva reagito subito con un forte balzo, raggiungendo il massimo di un mese. Gli investitori stavano scommettendo su un dollaro “low cost” per il medio-lungo termine sotto la presidenza Biden, e su una Federal Reserve accomodante. Ma lunedì 9 è successo qualcosa di imprevisto.

Un rally dovuto a troppo entusiasmo?

«Tecnicamente, siamo ancora nel canale laterale principale tra 1.850 e 2.070 dollari -spiega Carlo Alberto De Casa, capo analista, ActivTrade anche se l’oro ha messo a segno una forte discesa, crollando da 1950 verso 1.850 dollari non appena è stata diffusa la notizia legata alla scoperta del vaccino. Poi nelle ultime ore è seguita una nuova ripresa verso 1880/1890 dollari l’oncia. Di fatto i 1850 dollari paiono un solido supporto. La notizia relativa al vaccino sembra “accorciare” la durata attesa della pandemia e quindi anche gli interventi delle banche centrali».

Ma sara’ proprio cosi o c’è troppo entusiasmo? Forse l’ottimismo è stato eccessivo perché dopo poche ore l’oro ha ripreso a recuperare terreno. Secondo Carlo Alberto De Casa nelle prossime giornate si capirà se l’oro può superare definitivamente questa resistenza, continuando il suo recupero fino a raggiungere quota 2.000 dollari nel breve termine, o se sarà necessaria una pausa di consolidamento.

Le dinamiche sui mercati

Due i fattori che hanno favorito un ribasso dei metalli e commodities (denominate in dollari) e dunque fatto scivolare l’oro secondo Stefano Gianti, analista di Swissequote . Da un lato il forte rialzo delle borse, dettato sia dalla certezza dell’esito delle elezioni USA sia sul buon esito del vaccino di Pfizer e dalla notizia di una terapia anticorpale di Eli Lilly & Co. che ha già ottenuto l’autorizzazione all’uso d’emergenza negli Stati Uniti; dall’altro il rialzo del dollaro, con il dollar index passato da area 92.00 a 93.00 in poche ore.

FONTE:

MERCATI – Prossimo crollo – Sarà il peggiore degli ultimi 78 anni

“Il prossimo crollo dei mercati sarà il peggiore degli ultimi 78 anni”. Parla il socio di Soros

Pierandrea Ferrari

Jim Rogers, socio di Soros e cofondatore del Quantum Fund, lancia l’allarme sullo stato di salute dei mercati finanziari.

Il prossimo crollo dei mercati sarà il peggiore degli ultimi 78 anni.

Ne è convinto Jim Rogers, socio in affari del leggendario investitore di origini ungheresi, George Soros. In una intervista rilasciata a Peak Prosperity, l’imprenditore di Baltimora ha sottolineato come il flusso di risorse monetarie assicurato dalle banche centrali stia artificialmente tenendo a galla i mercati.

In prospettiva, dunque, c’è un crollo del mercato che, come rilevato da Jim Rogers, “sarà il peggiore della mia vita”.

Mercati verso il crollo: l’allarme di Jim Rogers

Il settantottenne socio in affari di George Soros lancia l’allarme sullo stato di salute dei mercati finanziari. Punto centrale della questione, secondo Jim Rogers, è l’impegno delle banche centrali a sostenere l’economia. Stampando moneta, tuttavia, gli istituti offrono ai mercati un sostegno artificiale che porterà inevitabilmente al disastro. Ha aggiunto Rogers:

“Sappiamo che cosa è successo a tutti i Paesi che nel corso della storia hanno contratto debiti elevati. Non è stata una bella situazione”.

La sofferenza dei mercati e, consequenzialmente, l’intervento delle principali banche centrali dipendono dagli avversi scenari economici che l’impianto di restrizioni volto al contenimento del coronavirus su scala globale ha prodotto.

Negli Stati Uniti la seconda ondata ha portato al superamento della soglia psicologica delle 100.000 infezioni quotidiane. Dall’inizio della pandemia 9,1 milioni di persone sono state colpite dal virus nel Paese, mentre il numero di decessi è ora a quota 230.000. In sofferenza anche l’Europa, dove le principali economie continentali si preparano ad un nuovo picco recessivo in seguito all’implementazione di nuovi lockdown regionali e nazionali.

FONTE:

MERCATI – Prossimo crollo – Sarà il peggiore degli ultimi 78 anni
ORO – Elezioni USA – Il prezzo è destinato a salire qualsiasi sia il vincitore tra Trump e Biden

ORO – Elezioni USA – Il prezzo è destinato a salire qualsiasi sia il vincitore tra Trump e Biden

Oro e Elezioni USA: il prezzo è destinato a salire, qualsiasi sia il vincitore tra Trump e Biden

Pierandrea Ferrari

È in corso il conteggio dei voti negli Stati Uniti. Cresce l’attesa degli investitori per scoprire quale impatto produrrà l’esito delle elezioni sulla quotazione dell’oro.

Quale sarà l’impatto delle Elezioni USA sull’oro? Indipendentemente dall’esito finale, la quotazione del metallo prezioso potrebbe ottenere benefici.

Intanto cresce la tensione negli Stati Uniti. La riluttanza (ampiamente prevista) di entrambi i candidati a seppellire le armi e riconoscere una eventuale sconfitta rischia di rallentare la proclamazione del nuovo Presidente.

Mentre Biden predica calma, forte del confortante vantaggio sin qui maturato (allo stato attuale il Democratico si è già assicurato 238 grandi elettori, contro i 213 dello sfidante), Trump inizia a valutare l’idea di un ricorso alla Corte Suprema.

Lo scenario di elezioni contestate, per quanto probabile già alla vigilia del voto, allarma i mercati finanziari statunitensi e globali, mentre continuano ad accendersi interrogativi sugli effetti che il risultato elettorale definitivo produrrà (dai Bitcoin al cambio euro-dollaro).

Intanto il prezzo dell’oro si muove sui 1.889 dollari l’oncia, per un ribasso di giornata dell’1% circa.

Elezioni USA: gli effetti sulla quotazione dell’oro

Se il dollaro è destinato a rimanere debole anche nello scenario di un radicale cambio di rotta (Biden alla Casa Bianca), anche l’oro non sembra influenzato dal risultato elettorale.

Al contrario, come sostenuto durante un’intervista alla CNBC da James Rasteh, CIO di Coast Capital, il mercato dell’oro otterrà benefici indipendentemente dal colore del nuovo Presidente.
Questo perché gli Stati Uniti introdurranno un nuovo pacchetto di stimoli fiscali in entrambi gli scenari, con ripercussioni particolarmente positive sul settore. Rasteh ha poi aggiunto:

“Sia le politiche monetarie che quelle fiscali saranno identiche con Trump o Biden. Penso che le differenze di cui si è parlato siano più fantasiose che reali.”

Gli stimoli fiscali, ma anche le politiche tese a rianimare l’economia nazionale (dai programmi di spesa pubblica alla riduzione delle tasse), portano solitamente ad incrementare il debito pubblico. Questo aspetto potrebbe spingere gli investitori a preferire un bene rifugio come l’oro, portando consequenzialmente il prezzo di quest’ultimo a quote più elevate rispetto a quelle attuali. Le riserve d’oro si stanno assottigliando.

Aldilà delle prospettive incoraggianti dettate dagli stimoli economici che inevitabilmente verranno approvati, la pandemia ha avuto un notevole impatto negativo anche sul mercato dell’oro, con domanda e offerta che, secondo il report del World Gold Council della scorsa settimana, hanno subito una forte contrazione nell’ultimo trimestre.

Le grandi aziende stanno oggi investendo nuovi capitali per trovare il prezioso metallo, ma la qualità della materia sin qui estratta è al di sotto degli standard. Rasteh ha aggiunto:

“Si sta scoprendo molto meno oro rispetto a quello che viene prodotto. Tra dieci anni la produzione di oro sarà dimezzata rispetto al livello attuale.”

In questo contesto, con i key player del settore che rischiano di veder esaurite le riserve a disposizione, è possibile che vi sia una maggiore propensione da parte di quest’ultimi a rilevare le piccole e medie aziende del mercato che possono vantare delle risorse importanti nel lungo termine. L’intenzione di mettere le mani sull’oro delle piccole realtà del settore è, come sottolineato da Rasteh, “forte come non succedeva da molte generazioni”.

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PATRIMONIALE – “Il risparmio può concorrere alla ripartenza”

TIRA ARIA DI PATRIMONIALE – IERI MATTARELLA HA GETTATO L’AMO: “IL RISPARMIO PUÒ CONCORRERE ALLA RIPARTENZA”. IN CHE SENSO? LA FRASE È (VOLUTAMENTE) AMBIGUA E SI PRESTA A DUE INTERPRETAZIONI. LA PRIMA È OVVIAMENTE QUELLA CHE LIBERA LA STRADA A UNA BELLA PATRIMONIALE SUL MODELLO SPAGNOLO – MA C’È ANCHE UNA SOLUZIONE MENO TRAUMATICA, CIOÈ UN PRESTITO NON FORZOSO DEGLI ITALIANI TRAMITE UN’EMISSIONE DI BTP SPECIALE

GIUSEPPE CONTE SERGIO MATTARELLA

«Siamo nel mezzo di una crisi profonda, che richiede misure urgenti per salvaguardare il presente e, soprattutto, il futuro della nostra società. Il risparmio, tradizionale patrimonio del nostro Paese – la cui tutela è sancita dalla Costituzione – può concorrere alla ripartenza».

La bomba è stata lanciata ieri mattina durante l’ inaugurazione in streaming della giornata mondiale del risparmio quando il presidente dell’ Acri, l’ associazione delle fondazioni, Francesco Profumo, ha letto il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

PATRIMONIALE

Per il capo dello Stato «la grave situazione economica e le preoccupazioni per la diffusione dei contagi hanno indotto un sensibile aumento del tasso di risparmio di famiglie e imprese. Queste risorse, se adeguatamente utilizzate, potranno contribuire a sostenere una rapida ripresa di consumi e investimenti, una volta domata la pandemia e ridotta l’ incertezza sulle prospettive future» perché «è indispensabile creare le condizioni utili a ristabilire un clima di fiducia».

ITALIANI RISPARMIATORI

Ma cosa intende Mattarella per usare i risparmi degli italiani? La frase è ambigua e si presta a due possibili interpretazioni. La prima, la più inquietante, è quella che libera la strada all’ ipotesi di una patrimoniale. Sulla scia della recente mossa della Spagna dove la maggioranza di sinistra che sostiene il governo guidato da Pedro Sánchez ha voluto lanciare un segnale di «equità fiscale e sociale» introducendo una mini patrimoniale sulle ricchezze più elevate (oltre i 10 milioni) e aumentando l’ equivalente della nostra Irpef sui redditi da lavoro oltre i 300.000 euro.

GIUSEPPE CONTE SERGIO MATTARELLA 1

Per altro, lo scorso 27 ottobre, il premier Giuseppe Conte aveva sottolineato lo «sforzo incredibile come sistema Paese per non introdurre nuove tasse». Gli effetti della seconda ondata della pandemia potrebbero essere tali da rendere quello sforzo così insostenibile per lo Stato da dover frugare nelle tasche degli italiani.

GIOVANNI BAZOLI

Il messaggio un po’ vago del presidente della Repubblica potrebbe però essere stato ispirato da una soluzione meno traumatica e più strategica. Quella invocata nei mesi scorsi dalla Verità: se vogliamo salvarci e ripartire dobbiamo contare sulle nostre forze. Visto che dall’ Europa non possiamo aspettarci molto, meglio concentrarci su una proposta simile a quella suggerita ad aprile 2020 dal presidente emerito di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli.

BAZOLI GUZZETTI

Ovvero chiedere un prestito non forzoso degli italiani. Non con una patrimoniale, ma con un’ emissione dedicata al sostegno del Paese, con un tasso d’ interesse che remuneri il capitale e un’ assoluta garanzia di restituzione del prestito. Sui conti correnti delle famiglie c’ è una forte liquidità e dunque gli italiani potrebbero decidere di investirne una parte nell’ interesse nazionale.

Strategia poi seguita dal Mef a giugno con il lancio del Btp Futura per aumentare il debito pubblico in mano alle famiglie allungandone la durata il più possibile in modo da evitare rischi di rifinanziamento in un periodo di alta volatilità dei mercati.

RISPARMIO

Anche lo slogan – «l’ Italia cresce con te» – ha fatto leva sul sentimento patriottico degli acquisti e sul premio fedeltà per chi avrebbe sottoscritto da subito il nuovo Btp tenendolo fino a scadenza. Con zero commissioni e tassazione light, altro incentivo per riportare a casa quelli che una volta erano i «Bot people», ora chiamati a sostenere la ripresa, la ricostruzione e la montagna di debito pubblico che la pandemia sta facendo lievitare comprando titoli non più di pochi mesi, ma decennali.

ROBERTO GUALTIERI

Considerando la totale sintonia tra Mattarella e il grande vecchio del sistema bancario italiano (oltreché con il suo sodale, Giuseppe Guzzetti, storico patron delle fondazioni) potrebbe essere questa la via suggerita dal Quirinale, allontanando il fantasma della patrimoniale. Incrociamo le dita.

PATRIMONIALE

Nel frattempo, ieri, all’ appello del capo dello Stato hanno fatto eco anche il ministro dell’ Economia, Roberto Gualtieri, e il governatore della Banca d’ Italia, Ignazio Visco. Segno che la linea è tracciata in maniera condivisa. Una «componente importante del risparmio degli italiani non si traduce in investimenti all’ economia reale del Paese» e ci sono «segnali di risparmio precauzionale dovuti alla crisi basso», ha infatti sottolineato Gualtieri nel suo intervento alla giornata del risparmio.

IGNAZIO VISCO

Chiedendo, dunque, di «incanalare questa «ingente massa del risparmio verso le imprese» e in questo un ruolo importante lo giocherà la «capital market union» della Ue. Si aggiunge, infine, il monito del numero uno di Bankitalia: «In una fase come quella attuale, dominata dall’ incertezza e dalla debolezza della congiuntura, l’ aumento della propensione al risparmio, se non si accompagna a un’ adeguata ripresa degli investimenti e dell’ attività produttiva può causare una diminuzione della domanda aggregata e dei redditi, alimentando, a sua volta, una ulteriore crescita delle intenzioni di risparmio per motivi precauzionali e innescando, così, un circolo vizioso», ha detto Visco.

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PATRIMONIALE – “Il risparmio può concorrere alla ripartenza”
ORO – Il forte rialzo dovuto all’espansione della base monetaria delle banche centrali

ORO – Il forte rialzo dovuto all’espansione della base monetaria delle banche centrali

Il forte rialzo dell’oro è stato causato dalle espansioni di base monetaria delle banche centrali. Ora però il trend è ad un bivio.

La pandemia da Coronavirus ha portato molti flussi in acquisto sui metalli preziosi e, in particolar modo sull’oro che torna ad essere uno dei migliori asset per le coperture di portafoglio. I driver però che hanno causato questo corposo rialzo sono attribuibili anche agli scenari macroeconomici ovvero i bassi tassi d’interesse, le tensioni tra Cina e America e il deprezzamento del dollaro. Le linee di politica monetaria accomodanti, intraprese ormai da qualche anno dalle Banche centrali, creano un ambiente favorevole alla crescita dei prezzi del metallo prezioso per eccellenza.

L’offerta di questa materia prima quest’anno ha visto una contrazione nei livelli di produzione, principalmente dovuta alla pandemia che ha fortemente rallentato tutta la supply chain. In particolar, nazioni produttrici come il Perù e il Sudafrica sono state costrette a chiudere le miniere a marzo e hanno potuto solo parzialmente riaprirle nel mese di giugno provocando un forte decremento nei livelli di produzioni annuali.

La domanda è crollata di circa il 10% rispetto ai livelli del 2019 in quanto le richieste da parte dell’industria del lusso e dell’elettronica sono calate drasticamente nel corso dell’anno corrente. Rimangono però le Banche centrali a perseguire i loro programmi di acquisto di oro, con previsioni di crescita nel futuro.

I maggiori driver però del prezzo dell’oro sono i flussi sugli ETP, pertanto vale la pena analizzarne l’andamento di quest’anno per descrivere meglio lo scenario su tale materia prima. L’oro ha la funzione di mantenere valore nel tempo soprattutto in casi di incertezza e di proteggersi dai rischi di erosione del potere d’acquisto dovuto all’inflazione. Il motivo dei flussi pertanto risiede proprio nel ruolo che l’oro ricopre in situazioni di risk on o risk off.

All’inizio del 2020, gli Asset Under Management degli ETP con sottostante l’oro erano di 129 miliardi di dollari, contro i 187 miliardi attuali.

Se si analizzano statisticamente le relazioni tra il prezzo degli ETF, i flussi sugli ETF e i flussi degli hedge fund è possibile descrivere relazioni di causalità tra queste variabili.

Possiamo concludere che il flusso degli hedge fund e il prezzo dell’oro non abbiano una relazione stabile e che non vi sia una diretta causalità tra le due serie storiche. Invece, studiando il flusso sugli ETF e il prezzo dell’oro, è possibile affermare che le due variabili sono ‘cointegrate’, ovvero i due andamenti nel tempo non divergono più di un determinato livello e eventuali divergenze nei trend in atto tendono ad essere riassorbite.

Nello specifico, usando quella che in econometria viene definita come ‘impulse-response analysis’, un aumento dei flussi potrebbe portare l’oro a 2200 dollari l’oncia nel 2021 e qualora l’incremento raggiunga nuovamente i livelli di maggio non sarebbe impensabile assistere perfino a un rialzo in area 3000 dollari. D’altra parte i rischi associati all’investimento nel metallo giallo possono essere riassunti in due principali driver: la situazione in cui verseranno i mercati obbligazionari e azionari in quanto forti discese e violenti rialzi di volatilità potrebbero portare gli investitori a un develeraging, ovvero una liquidazione massiccia di tutti gli asset presenti in portafoglio per detenere liquidità; in senso diametralmente opposto, un forte recupero economico potrebbe riportare l’attenzione sui mercati azionari e, un’eventuale inversione di rotta delle Banche centrali, rappresenterebbe uno scenario fortemente ribassista per questa materia prima.

Si aprono quindi diverse possibilità di investimento, sia di breve che di lungo periodo, e l’emittente Société Générale mette a disposizione una vasta gamma di prodotti su svariati sottostanti con i quali è possibile investire scegliendo le caratteristiche che si sposano meglio con le proprie esigenze.

Prendendo un prodotto in ottica di un investimento di lungo periodo, come l’ETC Hedged sul Gold Future December 2020 (ISIN: XS1073721562), possiamo aprire una posizione lunga sul sottostante con una partecipazione lineare senza essere vincolati a una scadenza, in quanto questa tipologia di prodotti ha la caratteristica di essere Open-End, e, in particolare per questo prodotto, di coprirsi dai rischi associati al tasso di cambio Eur-Usd.

Se invece preferiamo impostare operazioni intraday o comunque di più breve periodo, possiamo scegliere un certificato a Leva Fissa, come ad esempio il Leva Fissa -5X su Gold Future December 2020 (ISIN: LU1489396082) che permette di aprire una posizione ribassista amplificando di cinque volte le performance del sottostante e con una data di scadenza prevista il 10/9/2021.

FONTE:

ORO – Vendono le banche centrali affamate di liquidità

Oro – Vendono le banche centrali affamate di liquidità. Non succedeva da dieci anni

30 Ottobre 2020, di Mariangela Tessa

Per la prima volta in un decennio, le banche centrali, complici le quotazioni record raggiunte dal metallo giallo, ritornano venditrici nette di oro. Un fenomeno che non si vedeva dal 2010 e che è il risultato della fame di liquidità, scaturita dall’emergenza coronavirus.

Secondo un rapporto del World Gold Council, nel terzo trimestre, le vendite nette di oro sono state pari a 12,1 tonnellate rispetto agli acquisti di 141,9 tonnellate dello stesso periodo dell’anno precedente.

A guidare le vendite sono state le banche centrali di Turchia e l’Uzbekistan (che hanno venduto rispettivamente 22,3 e 34,9 tonnellate di oro) mentre la banca centrale russa ha registrato la sua prima vendita trimestrale in 13 anni.

Nello stesso periodo, la domanda complessiva di lingotti, è scesa del 19% su base annua al minimo dal 2009, in gran parte per la continua debolezza nell’acquisto di gioielli.

Il calo della gioielleria è stato parzialmente compensato dall’aumento del 21% della domanda da parte degli investitori, secondo il WGC.

Oro, dopo i record di agosto è iniziata flessione

Dopo i record toccati ad agosto, quando i prezzi avevano toccato il record di 2.075 dollari l’oncia, le quotazioni hanno imboccato la via dei ribassi, scendendo sotto il tetto dei 1.900 dollari nelle ultime settimane.

“Non sorprende che, date le circostanze, le banche possano guardare alle loro riserve auree”, ha spiegato a Bloomberg Louise Street, capo analista del WGC. “Praticamente tutte le vendite provengono da banche che approfittano del prezzo elevato dell’oro in un momento in cui hanno i conti sotto pressione”.

La debolezza dell’oro ha innescato la volatilità anche su altre commodity. Nelle ultime sedute le vendite sui mercati internazionali hanno colpito anche gli altri metalli preziosi come l’argento e il palladio. Parallelamente sono tornate ad apprezzarsi il dollaro e le divise rifugio come il franco svizzero e lo yen.

FONTE:

ORO – Vendono le banche centrali affamate di liquidità