Oro – Vendono le banche centrali affamate di liquidità. Non succedeva da dieci anni

30 Ottobre 2020, di Mariangela Tessa

Per la prima volta in un decennio, le banche centrali, complici le quotazioni record raggiunte dal metallo giallo, ritornano venditrici nette di oro. Un fenomeno che non si vedeva dal 2010 e che è il risultato della fame di liquidità, scaturita dall’emergenza coronavirus.

Secondo un rapporto del World Gold Council, nel terzo trimestre, le vendite nette di oro sono state pari a 12,1 tonnellate rispetto agli acquisti di 141,9 tonnellate dello stesso periodo dell’anno precedente.

A guidare le vendite sono state le banche centrali di Turchia e l’Uzbekistan (che hanno venduto rispettivamente 22,3 e 34,9 tonnellate di oro) mentre la banca centrale russa ha registrato la sua prima vendita trimestrale in 13 anni.

Nello stesso periodo, la domanda complessiva di lingotti, è scesa del 19% su base annua al minimo dal 2009, in gran parte per la continua debolezza nell’acquisto di gioielli.

Il calo della gioielleria è stato parzialmente compensato dall’aumento del 21% della domanda da parte degli investitori, secondo il WGC.

Oro, dopo i record di agosto è iniziata flessione

Dopo i record toccati ad agosto, quando i prezzi avevano toccato il record di 2.075 dollari l’oncia, le quotazioni hanno imboccato la via dei ribassi, scendendo sotto il tetto dei 1.900 dollari nelle ultime settimane.

“Non sorprende che, date le circostanze, le banche possano guardare alle loro riserve auree”, ha spiegato a Bloomberg Louise Street, capo analista del WGC. “Praticamente tutte le vendite provengono da banche che approfittano del prezzo elevato dell’oro in un momento in cui hanno i conti sotto pressione”.

La debolezza dell’oro ha innescato la volatilità anche su altre commodity. Nelle ultime sedute le vendite sui mercati internazionali hanno colpito anche gli altri metalli preziosi come l’argento e il palladio. Parallelamente sono tornate ad apprezzarsi il dollaro e le divise rifugio come il franco svizzero e lo yen.

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